I falsi miti sull'alimentazione 100% vegetale

Esistono sul tema dell'alimentazione a base vegetale alcune credenze vecchie di decenni, quando non di secoli, che sembrano aver guadagnato dignità semplicemente dalla loro lunga esistenza, quando purtroppo sono basate sulla non conoscenza dei reali dati scientifici. Cerchiamo qui di sfatare i seguenti falsi miti:

  • È consigliabile mangiare pesce - Errato!

  • E' la carne che causa impatto ambientale, non latte e uova - Errato!

  • Gli allevamenti biologici sono sostenibili - Errato!

Ottenere un eco-menù è molto più semplice di quanto si pensi!

Consigli pratici

Conosci l'impatto delle tue scelte alimentari sull'ambiente?

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Calcolando il totale di carne e pesce consumati finora dagli utenti del sito e sostitendolo con ingredienti vegetali (es. legumi e verdure al posto del ragù, paté di legumi al posto degli affettati, ecc.), a parità di calorie, servirebbe un 95% in meno di terreno destinato alla produzione alimentare: meno foreste disboscate e più ambiente naturale.

Testimonianza di Stefano

Per coniugare le istanze ecologiste con quelle salutiste [Continua…]

I miti sfatati

È consigliabile mangiare pesce - Errato!

Nella sezione Inquinamento sono stati descritti i danni ambientali derivanti dalla pesca e dall'allevamento di pesci (acquacoltura) ed è stato spiegato come i livelli di consumo esistenti oggi sono già tali da portare gli oceani al collasso.

Eppure da più parti viene l'irresponsabile invito a consumare più pesce, per presunti vantaggi alla nostra salute. Vantaggi che non risultano però scientificamente dimostrati, a fronte invece di svantaggi ben documentati.

Lo scopo dichiarato è quello di far aumentare il consumo di acidi grassi omega-3, sostanze che vengono ritenute capaci di prevenire alcune malattie degenerative. Ma non ha alcun senso ricavare tali sostanze dal pesce o da integratori a base di olio di pesce: esse si trovano, molto più a buon mercato e senza impatti negativi, nelle noci, nei semi di lino tritati e nell'olio di semi di lino.

Vari studi scientifici hanno dimostrato che la maggior parte delle affermazioni sulla salubrità dell'olio di pesce sono infondate. Un'analisi riportata nel Journal of the American Medical Association, che ha coinvolto 20 studi e più di 68.000 pazienti, non ha mostrato alcun legame tra consumo olio di pesce e la salute del cuore. Allo stesso modo, uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha riportato che i pazienti che hanno assunto olio di pesce non hanno ridotto il loro rischio di malattie cardiache.

Anche per quanto riguarda il consumo diretto di pesce, una ricerca pubblicata nel luglio 2008 sulla rivista scientifica Journal of the American Dietetic Association, mostra che i pesci più venduti sono anche quelli che contengono una minore quantità di omega3 e che presentano caratteristiche che in genere vengono considerate pro-infiammatorie e quindi dannose alla salute.

Inoltre, il pesce contiene vari grassi di diverso tipo. Tra il 15% e il 30% dei grassi nel pesce sono i soliti grassi saturi (cioè i grassi "cattivi"). Un po' meno che nel manzo e nel pollo, ma molto molto di più che nei cibi vegetali, gli unici davvero salutari. E il grasso del pesce fa ingrassare esattamente come quello del pollo o del maiale. Il pesce contiene inoltre anche colesterolo: i gamberi e altri crostacei hanno quasi il doppio di colesterolo rispetto al manzo.

Infine, sono già noti da anni i pericoli del consumo di pesce per le sostanze chimiche nocive che contiene, sia esso d'allevamento o selvatico. I pesci, specie i predatori, possono accumulare nelle proprie carni sostanze come metil-mercurio (nocivo soprattutto per il cervello, il fegato, i reni), Pcb e diossina (noti agenti cancerogeni).

Per i pesci d'allevamento i livelli di Pcb e diossina sono ancora più alti di quelli rilevati nei pesci selvatici. Secondo "Consumer Reports" sono stati trovati Pcb nel 43% del salmone, nel 50% del pesce bianco e nel 25% del pescespada pescato. La FDA e l'Agenzia per la Protezione Ambientale degli USA hanno avvertito che le donne incinte, le donne che possono rimanere incinte, le donne che allattano e i bambini dovrebbero limitare il proprio consumo di pesce grasso perché contiene mercurio, che può causare malformazioni nei neonati, danni renali, sviluppo mentale ridotto e anche il cancro.

Se si desidera introdurre nella propria alimentazione una fonte sicura di acidi grassi omega-3 conviene dunque rivolgersi ai cibi vegetali, che non hanno nessuna controindicazione (non devastano l'ambiente, non sono pericolose per la salute, e sono anche più economici): noci, semi di lino tritati, olio di semi di lino.

Maggiori informazioni nel pieghevole "Mangia il pesce che ti fa bene? NO." (pdf scaricabile gratuitamente).

E' la carne che causa impatto ambientale, non latte e uova - Errato!

Nella sezione Spreco di risorse abbiamo spiegato che l'enorme impatto ambientale degli allevamenti consegue dalla necessità di coltivare una grande quantità di vegetali (15 kg in media per ogni kg di carne ottenuto) per nutrire gli animali, quindi è palese che siano necessarie molte più risorse, rispetto all'utilizzo diretto di ingredienti vegetali nei nostri piatti.

Ed è anche palese come questo valga per prodotti come latte e uova: essi sono sempre e comunque ottenuti dall'allevamento di animali, animali che alla fine vengono sempre e comunque macellati per poi venderne le carni (le mucche, finito il periodo di 3-4 anni in cui il loro sfruttamento risulta redditizio, vanno a finire al macello e diventano "carne di seconda scelta"; lo stesso vale per le galline usate per le uova). Non cambia nulla se un animale femmina viene allevato allo scopo di produrre latte o uova o allo scopo di produrre carne: sempre di allevamento si tratta, ed è quella la causa dell'impatto sull'ambiente.

Inoltre, questo genere di allevamento produce anche molti "scarti" (tra virgolette perché in questo caso gli scarti sono animali, quindi esseri senzienti e non merce):

  • quello di galline ovaiole produce come scarto un pulcino maschio per ogni pulcino femmina fatto nascere (che, da adulta, andrà a finire negli stabilimenti per la produzione di uova); questi pulcini vengono tritati vivi appena nati e risultano "scarti di produzione";
  • quello di mucche da latte produce come scarto un vitello per ogni anno di vita di ogni mucca: come tutti i mammiferi, le mucche "da latte" sono in grado di produrre latte solo dopo il parto, per nutrire il loro cucciolo. Il vitello viene tolto alla madre appena nato, per finire rinchiuso in un allevamento di "vitelli a carne bianca" (cioè anemica) e al macello dopo 6 mesi. Nel caso del latte di bufala, i bufalini vengono invece lasciati morire d'inedia o uccisi con altri metodi cruenti, per prassi (anche se illegale), dato che per la loro carne non esiste mercato.

In aggiunta a questo, latte, formaggi e uova sono prodotti nocivi per la nostra salute tanto quanto la carne. Per approfondimenti, si rimanda alle pagine del sito Piattoveg:

Gli allevamenti biologici sono sostenibili - Errato!

Anche in questo caso, teniamo presente che è il passo di trasformazione da ingredienti vegetali a prodotti animali che pesa sull'ambiente, quindi non c'è alcuna differenza tra allevamento biologico e intensivo: per ottenere 1 kg di carne servono sempre e comunque 15 kg di vegetali. Nell'allevamento biologico si "risparmiano" (in parte) solo le sostanze chimiche usate in agricoltura per la produzione dei mangimi, ma tutti gli altri problemi rimangono tali e quali.

Ce lo conferma il già citato studio dell'associazione di consumatori tedesca Foodwatch, pubblicato nel 2008, che misurava uno specifico aspetto dell'impatto ambientale: quello della produzione di gas serra. Da esso emerge che, mentre per un'alimentazione 100% vegetale usare ingredienti da agricoltura biologica è conveniente, perché si dimezzano le emissioni di gas serra, già per un'alimentazione latto-ovo-vegetaiana la "convenienza" del biologico rispetto all'intensivo è molto più ridimensionata, si risparmia solo un 18%. Per un'alimentazione onnivora la situazione è ancora peggiore: si risparmia solo il 9%.

Quindi non si possono definire gli allevamenti biologici come "sostenibili": dal punto di vista dell'effetto serra si risparmia pochissimo; dal punto di vista di acqua ed energia non si risparmia nulla; dal punto di vista dei terreni usati invece se ne consumano ancora di più, tanto che, se fossero mantenuti gli attuali consumi, non esisterebbe abbastanza spazio sul pianeta per allevare gli animali in maniera estensiva. Infatti solo una piccolissima porzione di prodotti animali (carne, latte, uova) provengono da allevamento biologico, e non può essere altrimenti.

Solo diminuendo i consumi in modo drastico tutti i prodotti animali potrebbero derivare da allevamento biologico: ma allora il minor impatto non dipenderebbe certo dal fatto che gli allevamenti sono bio, ma dal fatto che si allevano molti meno animali.

Dal punto di vista dei consumi personali, mantenere invariato il consumo di carne (e latticini e uova) ma sceglierla da allevamento bio ha utilità nulla, per quanto riguarda l'aspetto ecologista. E' solo la diminuzione dei consumi (meglio ancora, l'azzeramento) che fa davvero la differenza.

Maggiori informazioni nel pieghevole "Carne biologica? NO, grazie (pdf scaricabile gratuitamente).

Ottenere un eco-menù è molto più semplice di quanto si pensi!

Consigli pratici

Conosci l'impatto delle tue scelte alimentari sull'ambiente?

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