Effetto serra

  • Il settore dell'allevamento è tra i maggiori produttori di gas serra derivanti da attività umana: tra il 18% e il 51%, più dell'intero settore dei trasporti (13,5%).
  • Un menu 100% vegetale ha un impatto 8 volte inferiore rispetto a uno onnivoro e 4 volte inferiore rispetto a uno latto-ovo-vegetariano sull'emissione di gas serra.
  • Negli USA, in Europa e in altre aree ad elevato consumo di carne, il passaggio a una dieta 100% vegetale farebbe risparmiare dal 61% al 73% di emissioni di gas serra e altri inquinanti.
  • Contribuiscono all'effetto serra anche le deiezioni degli animali dall'allevamento, sia terrestri che acquatici (allevamento di pesci), oltre che il processo digestivo dei bovini, che causa emissioni di metano e altri gas.

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Approfondimenti

E' noto che le varie attività produttive umane causano emissioni di gas a effetto serra (diossido di carbonio, metano, ossido di azoto, ecc.), che danno luogo ai cambiamenti climatici. Meno noto è che l'industria dell'allevamento è uno dei maggiori attori in questo problematico scenario.

Un dato significativo per iniziare: secondo il report della FAO del 2006 (Livestock's Long Shadow - La lunga ombra del bestiame), il settore della zootecnia contribuisce all'effetto serra per il 18% del totale delle attività umane, vale a dire circa quanto l'industria e molto più dell'intero settore dei trasporti (che si attesta attorno al 13,5%).

Tuttavia, gli studi di esperti ben più quotati, Robert Goodland e Jeff Anhang (consulenti di due organismi delle Nazioni Uniti, la Banca Mondiale e l'IFC - International Finance Corporation), che, al contrario della FAO, non hanno stretti legami (e alleanze) con la potente industria zootecnica, riportano cifre ancora più alte, intorno al 51% (Livestock and Climate Change, Robert Goodland and Jeff Anhang, November/December 2009, World Watch Institute). I risultati del loro studio sono stati sempre più citati negli articoli scientifici col passare degli anni.

Il motivo per cui le emissioni di gas serra nell'industria dell'allevamento sono così alte non va certo ricercato nel problema delle "flatulenze dei bovini", come superficialmente riportano alcuni quotidiani, ma semplicemente nell'inefficienza della trasformazione da cibo vegetale a cibo animale (vedi sezione "Spreco di risorse"). E' chiaro che se per produrre 1 kg di carne occorre coltivare 15 kg di vegetali (cereali e leguminose) per nutrire l'animale, tutto il lavoro necessario in questo processo contribuisce in maniera determinante all'effetto serra, quindi il problema non si pone solo per l'allevamento di bovini, ma per tutti gli allevamenti.

Per quanto riguarda bovini e ovini, a tutto questo si aggiungono le emissioni di metano e ossido di azoto derivanti dal loro processo digestivo. Il 35-40% del metano e il 65% dell'ossido di azoto immessi nell'atmosfera vengono infatti dagli allevamenti. Questi gas sono rispettivamente 23 e 296 volte più impattanti della CO2, per quanto riguarda l'effetto serra.

Per questi motivi un'alimentazione basata sui vegetali ha un impatto sui cambiamenti climatici molto minore. L'associazione di consumatori tedesca Foodwatch ha misurato questa differenza confrontando un menu 100% vegetale con uno latto-ovo-vegetariano e uno onnivoro: è risultato che l'alimentazione latto-ovo-vegetariana ha un impatto 4 volte più alto, quella onnivora 8 volte più alto rispetto a una 100% vegetale. Dato interessante, togliendo la carne di manzo dal menu onnivoro, il "risparmio" in termini di gas serra è minimo (circa il 10%), a dimostrazione di quanto sopra esposto. (Foodwatch, Klimaretter Bio?, 25 agosto 2008)

Per proseguire: Scopri quali sono i motivi più importanti per impegnarci nella riduzione del nostro impatto ambientale.

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